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venerdì 7 giugno 2013

La strada ferrata

Non solo il treno in sè, ma anche la ferrovia destò presto l'attenzione della gente comune e degli artisti, caricandosi di nuovi significati: simboli di progresso, testinomi dell'alto livello di tecnologia raggiunto nel periodo della Rivoluzione industriale, le strade ferrare sono anche i mezzi che permettono di raggiungere luoghi prima irraggiungibili.
 In particolar modo il ponte ferroviario testimonia la volontà dell'uomo di collegare posti che la natura aveva deciso di dividere.
 Grazie alla ferrovia, il mondo diventa più piccolo, più facilmente conoscibile.


Carlo Bossoli, Vedute dalla Torino-Genova, 1853.


Si può dire che la ferrovia Torino-Genova, è l'equivalente italiana della Manchester-Liverpool.
Il dipinto raffigura il maestoso ponte sullo Scriva vicino Prarolo, immortalato nel 1853 anno in cui risale la costruzione della linea Torino-Genova. Una ferrovia, questa, che nell’attraversare l’Appennino superava notevoli difficoltà, dati i tempi. Da Arquata a Genova ponti, gallerie e viadotti si susseguono.




Claude Monet, come molti pittori impressionisti, ha amato profondamente le novità del suo tempo e la ferrovia, indubbiamente, fu la principale novità e la grande avventura tecnica del XIX secolo. Per Monet, si trattava di inserire la frrovia nella visione “pastorale“ della pittura classica.
Claude Monet, Il treno nella campagna, 1870,



Questo quadro rappresenta una prateria, in primo piano, e una scarpata, caratterizzata da vegetazione rigogliosa, percorsa dalla ferrovia che chiude l’orizzonte e scompare nel fogliame degli alberi. Il treno è dolcemente inghiottito dalle foglie, sembra fondersi con la natura, la cui pace non viene disturbata dalla striscia di fumo che compare nel cielo.







  Si può notare che il treno sullo sfonso è costituito da piccoli vagoncini aperti, che trasportano dei passaggeri. Queste vetture dalla scarsa comodità venivano utilizzate su brevi percorsi ed erano poco apprezzate dai passeggeri a causa della polvere, dal fumo e della fuligine, che si riversavano loro addosso durante il viaggio. A partire dal 1880 queste vetture furono sostituite da altre più effecienti e comode, ma sarà quando il mondo industriale e della città moderna inzieranno a distruggere la calma della campagna.
Quindi, fino a metà Ottocento, nei paesaggi della periferia di Parigi erano ancora assenti i grandi segni dello sviluppo industriale e delle sue conseguenze ( tra cui la diffusone del treno per il trasporto merci). Fino ad quel momento, la ferrovia era considerata unicamente un mezzo di trasporto per spostarsi, magari la domenica, quando molte persone lasciavano Parigi per recarsi nei paesi vicini.

Impressionisti, quali Monet, Pissarro e Renoir, sono tutti pittori che amano dipingere la campagna e considerano il treno per allontanarsi da Parigi come testimone della trasformazione del paesaggio, di cui la ferrovia era ormai parte integrante.
 
Renoir, Il ponte ferroviario a Chatou, 1881

Nel quadro di Renoir la presenza della ferrovia è appena percettibile; sebbene sia il tema centrale dell'opera, come testimoniato dallo stesso titolo, qui il treno assume un ruolo marginale rispetto ad una natura rigogliosa, che arriva a cancellare l'azione dell'uomo. Come nel precedente quadro di Monet, il rumore e il fumo del nuovo mezzo non disturbano lo  stato idilliaco della natura. 
Lo stesso si può dire della seguente opera di Pissarro: anche qui natura e treno sono perfettamente in sintonia, anche se la vegetazione ha una parte meno rilevante.

File:Pissarro lordship.jpg
Camille Pissarro, Lordship Lane Station, 1871.


In conclusione, ripropongo in breve un quadro che mi sta a cuore e di cui ho già parlato nel post Se fosse... un quadro!, ovvero Pioggia, vapore e velocità di William Turner.

William Turner, Pioggia vapore e velocità, 1844.
E' immediatamente visibile la differenza tra la visione di Turner, che puo essere considerato un esponente del Romanticismo, e quella degli impressionisti francesi sopra proposti. Non c'è nulla di calmo, nulla di sereno; qui la natura scatena tutta la sua forza, quasi a voler dimostrare di essere più potenete dell'uomo che crede di poterla superare grazie alla tecnologia e al progresso, di cui il treno e il ponte ferroviario sono, nell'ambito della Rivoluzione industriale, due grandi simboli.

Un'interessante sito sulle strade ferrate d'Italia di ieri e di oggi si trova alla pagina www.lestradeferrate.it/

giovedì 6 giugno 2013

Il treno e l'arte

Da quando sono apparsi, ormai duecento anni fa, i treni sono considerati simboli di un progresso e di una tecnologia che guarda al futuro; da subito il treno si carica di valenze sentimentali e poetiche: nasce il mito del viaggio romantico,attraverso luoghi lontani e sconosciuti, che si possono raggiungere sono con questo nuovo misterioso mezzo di trasporto.Se si procede a ritroso nella storia dell'arte e della letteratura si possono rintracciare gli effetti emozionali che produsse la diffusione del treno e gli elementi che più stupirono le persone di allora (prima fra tutti la velocità).
Sin dalle prime locomotive a vapore, che fanno la loro comparsa intorno al 1830 in Inghilterra e negli Stati Uniti, il "mostro metallico" ha scatenato atteggiamenti o di aperta avversione o di smisurata meraviglia, che si sono protratti nel tempo.

La prima apparizione del treno in ambito artistico è Pioggia, vapore e velocità (1844) di William Turner di cui ho già trattato nei post Se fosse... un quadro!.
Turner fu poi seguito da pittori esponenti del Romanticismo e dell'Impressionismo (tra cui Monet e Renoir): queste due correnti guardavano al nuovo mezzo di trasporto come un simbolo del rapporto tra uomo e natura; inoltre, trovarono in esso un buon soggetto per utilizzare a pieno nuovi stili di pittura, per la resa del vapore, della velocità, del fumo. Bisogna infatti ricordare che, con la diffusione della fotografia da metà Ottocento, gli artisti dovettero trovare un nuovo modo per esprimersi, non cercano più di copiare la realtà con il pennello (ruolo destinato alla fotografia), ma di interpretarla, a modo loro. E' questo l'inizio del percorso che porterà gli artisti ad allontanarsi sempre più dalla rappresentazione del reale, per giungere alla pittura astratta.

Claude Monet, Il treno nella neve, 1875.



La totale affermazione del treno come soggetto artistico avvenne però con il Futurismo italiano, di cui ho già trattato nel post Il Futurismo e l'automobile.
Il treno, come già l'auto, la biciclette e poi l'aereo, sono strumenti meccanici ammirati e osannati per la loro forza e per bellezza delle linee e della struttura metallica; il treno, la città industriale, la stazione e lo sbuffare delle locomotive saranno elementi non solo presenti, ma rappresentativi, come dichiaravano le parole di Marinetti su Le figaro nel 1909:
noi canteremo […] le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavallini d’acciaio imbrigliati di tubi…


Fortunato Depero, Il treno partorito da sole, 1924.


L. Russolo, Dinamismo di un treno, 1912.
Umberto Boccioni, Gli addii, 1911.


Anche la pittura metafisica di De Chirico inserì spesso la sagoma inconfondibile di un treno in varie opere; esso è spesso collocato sullo sfondo, in dimensioni molto ridotte ma, nonostante ciò, non si può dire che occupi un posto poco rilevante.
Sulle locomotive come su vagoni non vi è traccia di vita, nessun passeggero, nessun macchinista a governare il vapore: statico, come le bandiere sulle costruzioni. I treni di De Chirico non hanno né origine, né meta, ma solo un valore simbolico: sono, come le ciminiere, le fabbriche, le baracche più anonime, emblemi del mondo moderno, familiare ma inquietante e inconoscibile.

Giogio De Chirico, Piazza d'Italia, 1962.

  Nei quadri di De Chirico è sempre presente qualcosa che evoca la presenza umana (un treno che transita, una costruzione che qualcuno deve aver costruito), ma tutto è svuotato della vita; anche il treno, che per altri era sinonimo di forza e velocità, qui è fermo come una statua.

Giorgio De Chirico, Piazza d'Italia, 1961.




domenica 28 aprile 2013

Se fosse... un quadro!

Se questo blog fosse un quadro, sarebbe Pioggia vapore e velocità di William Turner.


William Turner, Pioggia vapore e velocità, 1844.

William Turner fu uno dei protagonisti del Romanticismo (fine Settecento, metà Ottocento) e, in accordo con tale movimento culturale, letterario e artistico, si mostrò sempre sensibile ai temi della natura, della storia, del rapporto tra l'uomo e l'infinito. Nel procedere della sua carriera, i dipinti si svincolarono sempre più dalla rappresentazione oggettiva per divenire pure variazioni sui colori; gli spazi si dissolvono, le forme cessano di essere percepibili e si mescolano nel colore.

L'ispirazione di Pioggia, vapore e velocità è realistica e rappresenta l'emozione provata dall'artista nello sporgersi dal finestrino di un treno su un ponte, durante una pioggia torrenziale. Il dipinto si può intendere come un omaggio alla rivoluzione industriale e una testimonianza delle novità apportate dalla tecnologia al paesaggio, ma l'attenzione è focalizzata sugli effetti del vapore (segno dell'innovazione portata dalla rivoluzione industriale) e dei fenomeni naturali, la pioggia e il vento. L'opera riunisce la tecnologia, la natura e il sentimento della piccolezza della scienza umana rispetto alla potenza dei fenomeni naturali, i quali, nel loro scatenarsi, quasi cancellano e rendono irriconoscibile ciò che l'uomo può creare (qui il treno e il ponte).
Turner fu rimproverato per il suo modo i dipingere troppo lontano dai fatti reali e concreti, questo perché lui era interessato a cogliere una verità più profonda delle cose immediatamente percepibili.

Quest'opera mette bene in luce quello che è l'obiettivo del mio blog: andare a scovare quali siano stati, nel corso della storia, i rapporti tra l'arte e la tecnologia, come la prima abbia rappresentato le innovazioni scientifiche, e come quest'ultime abbiano modificato il "sentire" degli artisti e il loro modo di creare.