lunedì 13 maggio 2013

Il Gotico e l'arte della vetrata: pittura di luce


L'arte della vetrata si sviluppò in stretto contatto con le esigenze dell'architettura gotica e con l'importanza che questa conferì alla luce.
L’epoca che si designa con il termine “Gotico” è molto estesa, essendo questo termine usato per indicare opere databili dal 1140 al 1540 circa e, più liberamente, definisce la civiltà del tardo Medioevo. Il gotico nacuq in Francia per poi diffondersi in tutta Europa, in modo particolare in Germania e in Inghilterra.
La grande rivoluzione del Gotico sta nell’architettura, soprattutto per quanto riguarda la struttura della chiesa; rispetto alla precedente struttura romanica, si assiste ad un innalzamento degli edifici, con forte verticalismo dello spazio, struttura a scheletro che disegna gli elementi portanti e svuotamento delle superfici non portanti, ossia delle pareti. È proprio nello spazio lasciato vuoto da queste che trovarono spazio le vetrate.


Assisi, Basilica superiore, Quadrifora con Storie della Genesi e Sante, 1270-1275 circa

Il primo testo che tratta della tecnica della vetrata risale all’inizio del XII secolo, intitolato De diversis artibus scritto dal monaco Theophilus, il quale affermò: “Da buon ricercatore mi sono affannato a scoprire quelle tecniche ingegnose grazie alle quali l’interno di un edificio possa essere abbellito con gran varietà di colori senza per questo impedire ai raggi e alla luce del Sole di penetrarvi”. 


Parigi, Sainte Chapelle, 1243-1248. Cappella superiore.
 
Parigi, Sainte Chapelle, 1243-1248. Cappella superiore.


La vetrata risolve il problema dell’illuminazione di grandi edifici quali chiese e cattedrali, svolgendo anche un altro importante ruolo: la luce che filtra dai vetri colorati ha nell’arte gotica un significato soprannaturale, conferisce all’edificio un’atmosfera sacra e separata dalla dimensione reale, in quanto rappresenta il divino.
L’immagine della vetrata vive solo in presenza della luce che l’attraversa; assomiglia a una serie di gemme incastonate o a superfici d’oro smaltato e anche per questo trasferisce in dimensione monumentale la preziosità e la forte simbologia religiosa dell’oreficeria, un’altra arte guida del Medioevo.
I soggetti più rappresentati sono avviamente di ambito religioso, ma sono presenti anche immagini dei committenti o finanziatori delle vetrate, ricche famiglie o corporazioni di mestieri.

Canterbury, Cattedrale, veduta dal coro, 1174.
 
Canterbury, Cattedrale, vetrata, 1174.

Per la realizzazione della vetrata si partiva da un’intelaiatura di ferro cui vengono fissati i pezzi di vetro di colori diversi tramite listelli di piombo scanalati. La pasta vitrea, colorata principalmente in rosso, verde, azzurro, giallo e porpora con ossidi metallici e diversi tempi di cottura, veniva soffiata in cilindri, poi tagliati per ottenere due fogli. Il modello del disegno veniva preparato su tavole spalmate di gesso, poi su stoffa o pergamena; sul modello venivano appoggiati i pezzi di vetro sui quali venivano tracciate le linee del disegno e che erano poi tagliati. Una volta fissata la struttura, il vetro veniva ripassato con pittura (grisaille) per conferire maggior luminosità e soprattutto per i dettagli dei volti.
   
Duccio Buoninsegna, Vetrata dell'abside del Duomo di Siena, 1288.

Parigi, Cattedrale di Notre Dame, 1163-1250.
Parigi, Cattedrale di Notre Dame, 1163-1250.


Questa tecnica era di difficile e costosa realizzazione e per questo motivo andò progressivamente a perdersi, finché nel Settecento si arrivò a dipingere direttamente su fogli di vetro trasparente.


Duccio Buoninsegna, particolare della vetrata dell'abside del Duomo di Siena.


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